Magazzinieri in campo
con un alleato: Miro

Insieme a Stefano Pace, prossimamente ospite su queste pagine web, ha condotto la due giorni di formazione Miro 'Spare Parts Manager Meeting'. Fabio Uglietti, direttore marketing di Quattroruote Professional, ci offre la lettura di un evento che definisce un successo "al di là delle aspettative. Avevamo un obiettivo", spiega, "che era quello di rinforzare l'idea di team, far passare il concetto che non devi lavorare in ottica Miro soltanto sul singolo brand che rappresenti ma far vivere proprio una squadra. Una squadra multibrand, una squadra centrata sul brand di marca, ovviamente. Io credo che nei due giorni questa consapevolezza in chi ha partecipato sia stata manifestata e credo che il messaggio sia passato".

Non avete dovuto modificare 'la scaletta' in corso d'opera?
Non è stato necessario. Già da come è stato impostato il primo team work - il successo di Miro nel 2025 - abbiamo avuto dei messaggi molto chiari su quelle che possono essere le strategie per arrivarci. E certamente abbiamo visto che hanno collaborato tantissimo nel secondo esercizio, quello sulle azioni tattiche; abbiamo dovuto aggiungere poco rispetto a quello che ci aspettavamo di sentire. I partecipanti viaggiano a velocità decisamente diverse, però tutti si sono espressi, dall'insieme i messaggi sono arrivati.

Anche senza timidezze, mi pare. Non ci sono state difficoltà a confrontarsi…
Questa è stata la cosa eccezionale. Già con le nostre prime slide - poche, perché è stato un corso centrato su sei-sette slide di PowerPoint, non di più - già sul numero degli autoriparatori in Lombardia, si è notato come ci fosse una percezione di un certo tipo rispetto a quella che era la realtà. E qui è stato bravissimo Stefano Pace, con la sua metafora 'Storie e Fatti', a far capire che molto spesso quella che è la costruzione mentale che loro si fanno non è aderente alla realtà. Giocando su questo siamo arrivati al terzo esercizio, sulla cucina, e il giorno dopo al quarto, sulla comunicazione.

Le sono sembrati uomini-azienda? Rappresentativi della loro concessionaria e del loro marchio, oppure erano qui pensando soprattutto a Miro?
Normalmente sono uomini-azienda. Il primo obiettivo - l'ha ricordato anche il presidente Giovanni Rigoldi alla fine - è il budget, sono uomini che vivono con l'ansia dei budget che soprattutto le Case impongono loro ogni mese.
Però ho visto anche la voglia, la volontà, la consapevolezza di vedere Miro come un alleato, Miro come un altro collega. Era questo un altro obiettivo: farli lavorare insieme, farli sempre più conoscere, e dai loro messaggi video, simpaticissimi, direi che questo aspetto è uscito.

Chiedono aiuto? Ne hanno bisogno nel loro quotidiano, nel loro lavoro in magazzino?
Certamente, lo abbiamo toccato con mano durante la prima mattina di corso, quando hanno percepito la condizione molto diffusa di essere sottostaffati. Il tema è uscito, ma abbiamo cercato di farli confrontare su possibili soluzioni, su modi diversi di lavorare.
Credo siamo riusciti a far passare il messaggio che anche se sei sottostaffato all'interno della tua azienda, del tuo magazzino, hai un'altra organizzazione, che è Miro, che ti può agevolare.
Il titolare della concessionaria è socio di Miro, e quindi il personale Miro è un collega.

Il presidente Miro ha concluso dicendo che si aspetta "che chi era qui adesso contamini chi ritroverà in concessionaria piuttosto che colleghi di altri marchi". Come riusciranno a tradurre tutto quello che hanno immagazzinato in questa giornata e mezza?
Sta molto al singolo, alla sua capacità personale di comunicare. Deve in prima battuta attivare delle modalità di comunicazione anche verso il titolare, e quindi verso l'alto, e magari essere lui quel 'numero 10' a prendere questa palla da rugby e certamente andare contro la barriera del titolare che magari è molto più legato alle logiche stringenti delle Case, e però anche guardarsi a destra e a sinistra e vedere nei logistici, nei promoter Miro dei colleghi, degli alleati.
Io credo che debba essere lui il motore di questa comunicazione da domani mattina, per costruirsi un team parallelo a quello che già vive.
Se ha notato, il primo punto uscito tra le azioni tattiche era "dobbiamo abbattere il muro dell'officina interna", perché il loro schema ancora una volta gli fa dire "eh, ma io ho un'officina interna". Invece, dall'altra parte devi anche sviluppare, devi essere il 'numero 10'.
Quindi, a destra magari ti trovi l'officina interna e va benissimo, ma a sinistra hai un'altra squadra e la palla ce l'hai in mano tu. Con l'obiettivo di arrivare a quel 2025...

Ecco appunto. Gli si chiede di lavorare oggi per domani. Ce l'avrà questa capacità di visione che normalmente non ci si aspetta da un magazziniere?
Normalmente non la si chiede, è vero, ma è fondamentale. Sono attaccati su tutti i fronti, è come se in campo ci fossero tre squadre avversarie contro una, l'ha ricordato anche il presidente prima di congedarci.
Sempre più, da qui in avanti, credo che queste persone debbano essere anche formate su concetti base di analisi del mercato, di attività di analisi magari su alcuni indicatori, e quindi non essere più quegli operativi che ricevono la telefonata - telaio ricambio magazzino scarico camion - ma incominciare anche a porsi il problema di dove andare ad attaccare, dove lanciare quella palla, come andare in meta su quel territorio.
Secondo me è la continuazione di un percorso di formazione di questo tipo, proprio per arrivare gradualmente a creare queste competenze.

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