Gabriele Sammito (Svezia Car):
al corso Miro, “buona la prima”

"Abbiamo fatto un video on the road, io e il mio collega, insieme. È stata una cosa spontanea, non studiata. E speriamo che sia buona". Buona era buona, lo hanno confermato anche i formatori della prima edizione di 'Spare Parts Manager Meeting' di Miro. Da Baveno, sul Lago Maggiore, ecco la testimonianza di Gabriele Sammito, responsabile ricambi della concessionaria Volvo di Milano 'Svezia Car'.

Contento di questo minuto di filmato in cui avete comunicato il valore del vostro consorzio?
Noi sì. I ragazzi del gruppo erano entusiasti, siamo andati fuori, papapapa, registrato e via. Io e il mio collega ci conosciamo da trent'anni, e l'abbiamo fatto così, un minuto di chiacchiere per strada, con un amico.

Il filmato è stata la conclusione del corso. So che lei ha apprezzato particolarmente la suite...
Stupenda, una sorpresa bellissima. Bellissimo anche il contesto. E poi l'ambiente, tutto quello che si è creato, l'atmosfera, i colleghi degli altri marchi...
È come quando vai con un gruppo in vacanza: magari non conosci nessuno, ma se sei un ragazzo di spirito, che riesce a stare con le persone, poi è un attimo. Si è creato quell'affiatamento, quello spirito di compagnia per cui le cose sono venute fuori da sole. Sotto l'aspetto umano mi sono trovato sicuramente molto bene.

E sotto quello formativo? In fondo eravate lì per quello...
Chiaramente c'era il discorso della formazione e anche il bisogno di fraternizzare tra noi. Importante fare i gruppi e cambiarli, mischiarsi: tu devi conoscere quello che pensa l'altro. Magari sei in un gruppo dove tutti la pensano allo stesso modo e in quello dopo le idee sono differenti. Poi tutto si mescola e viene fuori qualcosa di positivo.

Il formatore vi 'pungolava' e nessuno si è tirato indietro. Bando alla timidezza?
È venuto spontaneo, anche perché probabilmente sono tutte cose che non riusciamo a dire quando siamo tra di noi. Però se c'è una persona all'esterno che riesce a tirartele fuori ben venga. Di solito siamo un po' timidini, uno ascolta ma poi ha paura di dire la sua…

Chi è il suo interlocutore?
A me piace più che altro il rapporto con il cliente, non è solo il fatto di vendere un ricambio. Parli della famiglia, parli di altro, è un modo per creare un certo rapporto.

I suoi clienti apprezzano? Sono esigenti?
Il discorso dell'esigenza cade nel momento in cui cominci a conoscere quella persona, quando sai che cosa vuole alla fine riesci anche ad anticipare i suoi desideri.
Non voglio dire da quanti anni faccio questo lavoro (42 anni), ma il fatto è che per quante idee tu possa avere, anche fantastiche, c'è qualcuno sopra di te che deve fare i conti e vedere se si può o non si può fare.

In magazzino adesso cosa succederà?
Non lo so. Il discorso del 'muro', la barriera tra magazzino e officina della concessionaria, non è tanto facile da affrontare. Ci sono due realtà ben distinte: l'officina che lavora in una certa maniera e il magazzino che è la spalla. Ma oltre ai ricambi dovresti fornire anche una certa assistenza. Se il tuo cliente ha un problema, per dire, deve comprare un ricambio e non è sicuro, non è che puoi dirgli "non ho tempo, te lo faccio sapere tra una settimana". Se gli dai una mano probabilmente porteremo qualcosa a casa, se gli mettiamo davanti una barriera cosa farà?

Andarli a trovare aiuterebbe?
Ne stavo parlando anche prima con i colleghi, magari ci sono clienti Miro che io non vedo e che altri hanno la possibilità di sentire. Allora ci possiamo scambiare i telefoni, fare una telefonata ed eventualmente prendere un appuntamento. Segnalandoci un buon cliente ci facciamo un favore reciproco.

In questo clima di collaborazione come ha preso l'idea del contest?
È una cosa simpatica, è competizione sana, che va affrontata con lo spirito giusto.

Lo stesso con cui avete affrontato MiroChef?
Una sorpresa assoluta. Le confesso che l'idea di fare la pasta mi è sempre piaciuta, ma proprio sempre. Vedevo mia mamma, mia sorella, mia nonna... Avevo questa passione dentro ma non riuscivo a metterla in pratica. Poi, quando ho cominciato a rollare la pasta, mi sono sentito parte integrante del gruppo, mi sono divertito.

Come vi siete classificati?
Secondi. Era un gioco, potevamo anche arrivare quinti, ma abbiamo partecipato con passione. Non è il fatto di gareggiare, è una cosa tua. Vai a casa da tua moglie, dalla tua compagna e le dici: "Oggi voglio farti una sorpresa, mi metto a fare la pasta". Secondo me ci rimane…

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