Turati (Orgoglio Brescia): “Consorzio
è far sentire tutti parte di un progetto"

"Un'esperienza indimenticabile". Lo ha detto Giancarlo Turati, riconfermato vice presidente della Piccola di Confindustria e consigliere delegato del consorzio Orgoglio Brescia, a proposito dell'Albero della Vita, fulcro del Padiglione Italia e di tutta l'Expo. Lo abbiamo avvicinato all'Annual Meeting di Miro dove, da relatore, ha ribadito il valore della 'formula consorzio'.

Dire Expo è rievocare il simbolico Albero della Vita?
Un'esperienza indimenticabile e non solo dal punto di vista imprenditoriale. Era un progetto estremamente ambizioso, con tantissime incognite e un rischio elevatissimo. Devo dire che sia l'esperienza di costituzione del consorzio Orgoglio Brescia - cioè il reclutamento delle aziende necessarie a costruire l'Albero della Vita - che la fase successiva di fruizione sono state incredibili. Un'esperienza profonda in termini professionali e di emozioni.

Più che un relatore un motivatore...
L'ho detto stasera e lo ripeto: la parola 'orgoglio' era scomparsa dal vocabolario, questa avventura ha contribuito a dare un senso molto importante della capacità e del livello di competenza delle aziende italiane. Non si tratta più di parlare di Brescia o di Milano, si parla di Italia. E all'estero questa visione è stata molto apprezzata.

Qui si parla essenzialmente di ricambi. Il valore del consorzio è un valore trasversale?
Orgoglio Brescia è formato da 18 imprese. Di queste 18 solamente tre o quattro sono grandi imprese, tutte le altre sono piccole e medie, con un fatturato inferiore ai dieci milioni di euro, e sono il tessuto imprenditoriale italiano.
Il nostro consorzio ha una prerogativa: non è monosettoriale ma multisettoriale, quindi ogni impresa è un'impresa di eccellenza nel suo settore, con alcune sovrapposizioni che sono servite ad attenuare il rischio, altissimo, delle singole imprese.

Crede che l'Albero della Vita, per tradurre nel contesto della serata Miro, sia un modello replicabile?
Assolutamente sì. Secondo me in un modello come questo, quindi un modello consortile in cui si lavora tutti per lo stesso obiettivo ma ci si guarda anche l'un con l'altro, la vera chiave di successo è comunicare, essere più trasparenti possibili e far sentire tutti parte di un progetto. Questa forse è la cosa più difficile e anche quella a cui sono stato più attento nell'operazione Albero della Vita. Tutte le aziende che facevano parte del consorzio, da quella che ha realizzato semplicemente le reti del recinto che circondava l'albero a quella che ha costruito la parte di legno, erano ugualmente importanti all'interno dello stesso progetto.

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